Vi sarà sicuramente capitato di dover fare un certo tipo di allenamento chiedendovi, in determinate circostanze, se sia possibile scegliere fra un allenamento produttivo o piacevole. Basterebbe cambiare la “o” in “e” ed il gioco sarebbe fatto. Allenamento produttivo e piacevole. Vediamo se la cosa sia fattibile o fino a che punto lo possa essere.

Allenamento piacevole

L’allenamento piacevole è quello che mi va di fare oggi. I problemi possono essere sostanzialmente due:

1) L’allenamento risulta essere non produttivo ma piacevole

2) L’allenamento oltre che non produttivo risulta essere sì piacevole, ma dannoso.

Allenamento non produttivo ma piacevole

Un allenamento non produttivo ma piacevole può avere, se non altro, benefici diversi. Per esempio, il controllo del peso o un momento di svago o il mantenimento della forma o il recupero da una sessione pesante. In poche parole, se definiamo come allenamento produttivo quello che va a rispondere migliorando una determinata e focalizzata dote o caratteristica, il non produttivo ma piacevole può portare a benefici differenti. Se non ci si stà preparando per le olimpiadi o per eventi molto importanti o se si è amatori lo trovo una cosa molto consigliata e ne identifico più vantaggi che svantaggi.

Allenamento piacevole ma dannoso.

Diverso invece è il caso dell’allenamento piacevole ma dannoso. Come può un allenamento essere dannoso? Anche qui gli aspetti sono diversi vediamone alcuni. Avrete sicuramente sentito parlare di infortuni. Questi sono la prima causa di allenamenti piacevoli non calibrati o temporalmente mal distribuiti con incoerenza di logica e razionalità. Ci si trova quindi a caricare troppo l’organismo sia fisicamente che funzionalmente nella direzione sbagliata senza dargli i giusti tempi di recupero. Risultato? Fasciti, talloniti, tendiniti, contratture, strappi e chi più ne ha più ne metta.

Un altro problema è che non si cresce. Se per esempio faccio tutti i giorni dei fondi lunghi non alzo la soglia anaerobica, miglioro solo un pò il fondo ma non vado oltre. Pertanto mi ritrovo a fare del lavoro totalmente inutile, in questo caso il danno è indotto (perdita di tempo, di stimoli, di obbiettivi, frustrazione etc…)

Allenamento non piacevole ma produttivo.

Un allenamento razionale nasce dall’esigenza di produrre un determinato risultato nel tempo in ottica di determinati obbiettivi. Va quindi programmato assieme ad altri metodi allenanti e finalizzato al conseguimento dei medesimi. Per costruire una casa servono mattoni cemento ferro, solo con il cemento o solo con i mattoni mettiamo in piedi qualcosa di debole che può persino crollare e fare danno. Inutile dire che sarebbe quello ideale ma se non ci piace? O se proprio oggi non ci va di farlo ?

Non ci piace sempre o a volte?

Cominciamo intanto a distinguere se un determinato allenamento non ci risulti piacevole nonostante il fatto che sia produttivo a volte o sempre. Se è sempre conviene capire se vi sia qualcosa di analogo più piacevole che possa avvicinarsi quanto più possibile allo stesso. Di solito, con un certo margine è possibile modificare quel tanto che basta per avere un effetto quanto meno analogo ma una percezione totalmente diversa. Per esempio, un fondo medio da 8 o 10 Km non cambia di tanto la sostanza ma dà l’impressione di durare molto meno, anche perchè, per compensazione, gli 8 Km vanno corsi un pò più forte. Se anche fare 8 Km mi risulta indigesto li posso dividere per esempio in 3 + 1 + 3 + 1 e variare leggermente le andature. Piccoli escamotage che cambiano molto la confezione del lavoro che si va a fare ma non la sostanza.

Non ci piace per le condizioni meteo

In questo caso non è la tipologia dell’allenamento a non piacerci ma le condizioni in cui questo viene svolto. La prima cosa da fare è capire se sia possibile, per esempio, fare lo stesso allenamento al chiuso. Se devo correre, farlo sul tapis roulant anzichè per strada. Ove possibile, è sempre meglio un surrogato che si avvicini al lavoro da compiere che il non farlo o fare cose totalmente diverse, a meno che non siano poste come valide alternative inserite in un contesto globale che non modifichi il perseguimento dell’obbiettivo. Può essere, per esempio, che ricominciando la settimana dopo il giorno di riposo si debba correre oggi e nuotare domani e si possano invertire le cose. Fatto salvo di non impattare nella terza giornata e creare la dannosità di cui parlavamo prima.

Ma cosa è la dannosità di un allenamento ?

Un allenamento è dannoso, come già accennato, quando conduce ad un infortunio per eccesso di carico o per mancanza di adeguati tempi di recupero e vale anche per le forme di overtrainig e overreaching.

In conclusione cosa dobbiamo fare?

Il consiglio è di analizzare le diverse metodiche allenanti, impararne bene i contenuti, ovvero ogni tipologia di allenamento, cosa produce e di che presupposti abbia bisogno. Analizzarne il contesto ed i tempi di recupero necessari. Analizzarle sceglierle e distribuirle in modo organico tenendo presente quali possano essere le varianti sia di metodica che di tipologia. A questo punto, nel durante, se qualcosa non va per i motivi sopra elencati, sostituire un allenamento con un altro tenendo però presente tutto quanto fino ad ora accennato.

Pensavo fosse più semplice, esiste una alternativa?

In effetti la materia è estremamente complessa, spesso servono anni di prove, preparazione e conoscenza prima di potersi muovere fra il piacere di poter fare un determinato allenamento e il dovere nella continua ricerca di una coniugazione fra le due cose. La via più semplice è affidarsi a personale qualificato fino a che non si abbia padronanza dei concetti, delle metodiche e dei risultati. Si ha nella conoscenza approfondita un ulteriore vantaggio, quello di poter realizzare più obbiettivi in una unica seduta di allenamento. Questa formula è da noi adottata da lunga data con risultati positivi oggettivi che ho riportato in biografia (clicca qui per vedere la biografia).

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